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martedì 6 dicembre 2011

India, lungo il fiume dei Beatles di Aldo Pavan

Haridwar, la cerimonia del Ganga Arti sulle rive del Gange (foto Dinodia Photos / Alamy)

Nasce tra i ghiacci del Bhagirath, nel cuore dell'Himalaya. Si snoda attraverso piccole cittadine come Gangotri, e metropoli come Varanasi e Allahabad. E le sue acque sono sinonimo di liberazione dal karma negativo. Viaggio sul Gange, corso d'acqua sacro dell'India. Tra pellegrini e asceti vestiti di rosso, fino alla città dove, nel 1968, arrivò il quartetto di Liverpool. Alla ricerca di ispirazione


Il Gange è l'anima dell'India e le sue sorgenti sono sacre, come lo sono alcune città che si trovano lungo il suo corso: Varanasi, Haridwar e Allahabad. Le sue acque sono sinonimo di liberazione e immergersi nel fiume significa liberarsi dal karma negativo. E questo vale soprattutto alla fonte, nelle acque purissime che sgorgano dal ghiacciaio che a quota 3892 scende solenne tra le pendici del gruppo montuoso del Bhagirath nel cuore dell'Himalaya.
Salire fino qui è una bella impresa. Ci sono 23 chilometri da fare tutti a piedi tra scoscese pareti sovrastate da cime perennemente innevate. La vetta più alta è lo Shiva Lingam, 7540 metri, sperone di ghiaccio che sfida il cielo. Eppure, incuranti del freddo e della fatica (l'altitudine fa ansimare e soffrire), migliaia di pellegrini arrivano fino a qui, fino alla "bocca della mucca", o Gaumukh, la cavità dalla quale escono con irruenza le prime acque del fiume sacro. E qui, nell'acqua glaciale, ci si bagna, si fanno le abluzioni e si prega.
Molti riempiono di acqua dei recipienti per portare a parenti e amici il liquido benedetto. Vi sono
sadhu, uomini dediti alla preghiera, vestiti di rosso. Portantini che a spalle si caricano le persone malate. Muli stracarichi che alleviano la fatica quando la strada si fa molto ripida. Il sentiero inizia dalla cittadina di Gangotri, a 3048 metri di altitudine, l'ultimo posto in cui si possa trovare un letto (appena decente) e un ristorante (altrettanto appena decente). Gangotri si raggiunge seguendo una tortuosa strada che si incunea tra strette valli, alcune delle quali sono diventate tristemente note per le devastanti frane che tutto inghiottono seppellendo interi villaggi.

La porta d'ingresso sono due città:
Haridwar e Rishikesh. Quest'ultima è divenuta famosa da quando, nel 1968, arrivarono i Beatles per far visita a uno dei tanti ashram in cui si pratica la meditazione. Il pellegrinaggio verso le sorgenti del Gange inizia con le preghiere e le abluzioni in queste due città che distano tra loro una trentina di chilometri. Da qui inizia il grande viaggio, verso il paradiso, verso l'acqua più pura e benedetta del grande fiume, fino alla sorgente della sacralità.

lunedì 3 ottobre 2011

Malaysia, tavolozza di tropici Leonardo Felician

Leonardo Felician


La foresta più antica del mondo e le molte etnie che popolano l'area. Il mare e il verde lussureggiante. L'antico e il moderno. Un Paese melange in forte crescita. Da scoprire

Con le dimensioni dell'Italia e una popolazione circà metà, ma giovane e in forte crescita, la Malaysia è una delle tigri dello sviluppo economico dell'Asia per la sua posizione baricentrica che da sempre ha sviluppato i traffici marittimi. Solo nel XV secolo con la fondazione del porto di Malacca e con la penetrazione prima portoghese, poi olandese la penisola iniziò uno sviluppo economico basato sul commercio delle spezie con l'Occidente.

Oggi la moderna Melaka, a due ore dalla capitale, ha un fascino un po' retrò ed è interessante per le vestigia e le testimonianze di tutte le dominazioni passate, compresa quella inglese sviluppatasi nell'Ottocento: nella centrale Town Square, dominata dal colore rosso dei mattoni, la torre dell'Orologio si affianca a ulla più antica chiesa cristiana protestante e allo Stadthuys, sede del municipio costruito a metà del 1600 dagli olandesi. La dominazione inglese cominciò a declinare dopo la seconda guerra mondiale: dal 1957 la Malesia è una monarchia federale indipendente.

E' un paese tipicamente tropicale, caldo e umido per la maggior parte dell'anno, dove più della metà del territorio è ricoperto dalla foresta pluviale più antica del mondo, con 2000 diversi tipi di alberi, 5500 specie vegetali, felci e orchidee, 1200 specie di uccelli, 10 varietà di scimmie: un vero paradiso per una vacanza immersi nella natura, accessibile sia a chi ama i trekking avventurosi, sia a chi preferisce comode visite guidate nei parchi naturali. Nessuna necessità di visto all'ingresso, né di vaccinazioni, indicazioni spesso in quattro lingue (inglese, mandarino, tamil e nella lingua nazionale bahasa melayu) religione islamica vissuta senza fanatismi e una colorita mescolanza etnica dovuta all'immigrazione cinese, indiana ed europea rendono la Malaysia una meta turistica facile da programmare.

Un viaggio in Malaysia ha di solito come porta d'ingresso il grande aeroporto internazionale della capitale, Kuala Lumpur, confidenzialmente sempre chiamata "KL", che a dispetto del suo nome poco benaugurate ("foce fangosa" in lingua locale) si sta sviluppando come una delle più vivaci metropoli dell'intero continente. L'icona più nota della sua skyline sono le gemelle torri Petronas, unite da un ponte a 171 metri dal suolo, fino ad alcuni anni or sono l'edificio più alto del mondo con 452 metri. Come in molte metropoli asiatiche, la città presenta templi, musei, mercati e poli di attrazione distinti: il quartiere coloniale, dall'architettura tipica di fine Ottocento, Chinatown e Little India, rioni etnici votati al commercio, accanto a grattacieli e insediamenti modernissimi. Si può mangiare cucina malese, cinese, indiana e internazionale: c'è anche un ricercato ristorante italiano autentico, il Garibaldi (Bangsar Village, tel. 03 22823456) .

Chi non si reca in Malaysia per lavoro non ha però motivo di fermarsi a lungo nella capitale: una delle mete più esotiche e consigliate del paese sono i due stati insulari del Sarawak e Sabah sulla costa settentrionale dell'isola del Borneo, a una distanza di quasi due ore di volo dalla capitale, quasi sull'equatore, bagnati dal mar Cinese e immersi nella giungla, che vengono considerati attrazioni turistiche, ma anche etniche per la mescolanza delle popolazioni indigene, dai malesiani stessi.

Più facile da raggiungere in volo o via terra a nord ovest della capitale, l'isola di Penang sullo stretto di Malacca è collegata anche alla terraferma con un ponte lungo 13 chilometri e mezzo. Conosciuta come Perla dell'Oriente, è una delle destinazioni turistiche più famose e visitate. La scoperta parte da Georgetown, città di edifici storici, luoghi culturali, mercati cinesi per strada e vie affollate di risciò, ma è la costa settentrionale caratterizzata da vaste distese di sabbia dorata e acque scintillanti che attrae un turismo sia locale che internazionale, con numerose possibilità di sistemazione a tutti i livelli.

L'arcipelago di Langkawi infine, un po' più a nord al confine con la Thailandia, si compone di 99 isole in gran parte dichiarate parco naturale. Destinazione turistica ricercata, offre spiagge meravigliose e numerose possibilità di esplorazione e di svago. Il Four Seasons Langkawi è il resort migliore dell'isola, 90 ville indipendenti in stile locale su oltre 40 mila metri quadrati di proprietà affacciate su una lunga spiaggia deserta. Per informazioni Ente Turismo della Malaysia a Milano (tel. 02 796702

venerdì 16 settembre 2011

Nuova Caledonia, ai confini del mondo

Nuova Caledonia, l'isola di Marè

Terre inesplorate e paesaggi vergini. Spiagge bianchissime e praterie con mandrie di bovini simili al far west americano. Alla scoperta di questa grande isola incontaminata, che vanta la laguna più lunga del pianeta. E un cuore scolpito tra le mangrovie


Per prima cosa si deve capire dove si trova e localizzarla su una mappa. Si perchè la Nuova Caledonia è una grande isola, lontanissima dall'Italia, proprio agli antipodi. Una terra dalla natura incontaminata, che vanta la laguna più lunga al mondo e anche un simbolo romantico: il singolare cuore di Voh, immenso e spettacolare cuore scolpito dalla natura nella vegetazione costituita di mangrovie.

Questo viaggio di 16 giorni porta nella lontana isola del Sud Pacifico, ricca di biodiversità: dal nord inesplorato ai paesaggi vergini del sud, dalla costa ovest, che con le sue praterie e mandrie di bovini richiama il far west americano, a quella orientale con spiagge bianche, palme di cocco e particolari formazioni rocciose. Il tour inizia con la capitale Noumea, grande porto naturale,
costruita a partire dal XIX secolo. Da non perdere in città, l'importante centro culturale di Tjibaou progettato dall'architetto Renzo Piano, uno spazio dedicato a spettacoli musicali e teatrali, il
museo della Storia Marittima, con un acquario dove si possono ammirare numerose specie di pesci, e la Baia de la Moselle, accanto al quartiere latino che ospita il mercato cittadino. A bordo di un
fuoristrada si visita poi il Blue River Park, uno dei parchi più famosi del Pacifico, paradiso naturale dalle numerose specie endemiche. Creato nel 1980, si estende per circa 9mila ettari, comprendendo parte del lago di Yaté. Il suo territorio varia dalle foreste umide del nord al paesaggio lunare del sud. La sua grande biodiversità è costituita da piante carnivore, pini colonnari, orchidee, fino al cagou, uccello simbolo della Nuova Caledonia. Fossile vivente sopravvissuto dai tempi dell'antico continente
Gondwana, è un trampoliere della grandezza di un grosso pollo, dotato di un piumaggio grigio azzurro. Incapace di volare, vive nella foresta e, nonostante sia protetto, è una specie in pericolo di estinzione.

Ci si dirige quindi verso nord e la città di Kone, facendo tappa al Teremba Fort, antica base militare fondata nel 1871 dal governatore Gaultier de la Richerie, trasformata nel 1885 in colonia penale e
quindi chiusa nel 1982, e alla cittadina di Bourail, di epoca coloniale francese, la più importante località dell'interno e capitale di agricoltori e allevatori dell'isola. Da qui si può ammirare La
Roche Percée
, spettacolare scogliera composta da diverse cavità e grotte, la particolare roccia di Bonhomme, strano masso monolitico con sembianze "umane" scolpito nel tempo dalle onde, e la bellissima Turtle Bay, con la splendida spiaggia circondata da pini. La città di Kone è la base di partenza per l'escursione in 4X4 al celebre cuore di Voh, simbolo della Nuova Caledonia. Si tratta di un immenso e spettacolare cuore scolpito dalla natura nella vegetazione costituita
di mangrovie
e, salendo sul Mount Katepec, se ne ha una vista unica e incredibile.

Si prosegue fino al villaggio di Poum, paesino affacciato su una bellissima baia di sabbia bianca, da cui si possono ammirare gli splendidi panorami che rievocano il farwest americano. Continuando
verso est, si raggiunge poi la città di Hienghene, paese natale di Jean Marie Tjibaou, leader indipendentista della comunità locale Kanak, con una baia dalle strane formazioni rocciose nella laguna e un'acqua turchese che fa da contrasto con il Monte Panié, la cima più alta della Nuova Caledonia (1628 metri). Qui si ha modo di avvicinarsi alla cultura melanesiana, incontrando alcuni membri della tribù Werap e assistendo alla preparazione del bougna, il tipico pasto tradizionale kanak, a base di pollo o pesce, igname e carote, che viene ricoperto di latte di cocco, avvolto in foglie di banano, quindi cotto sotto delle pietre calde.

Si rientra quindi nella capitale, attraversando splendidi paesaggi e villaggi tribali sparsi per le vallate. Lungo il tragitto, sosta a Boulouparis per visitare la distilleria di Niaouli, pianta usata come essenza per profumi e come medicinale. Da Noumea, in aereo si raggiunge l'ultima tappa di questo viaggio in Nuova Caledonia: l'isola dei Pini. Le sue coste sono ricche di piccole baie che offrono spiagge bordate di palme e di auracarie, antiche e spettacolari conifere. Al suo interno, grotte naturali e numerosi villaggi Kanak. Gli isolotti e i banchi di sabbia esterni, incastonati nel mare, sono il rifugio naturale di un'abbondantissima fauna marina, così come i fondali sono ricchissimi di crostacei, tra cui le enormi aragoste Porcelane. Qui gli appassionati di immersioni e di mare possono, su richiesta, prolungare il loro soggiorno e perdersi nella acque trasparenti dell'isola dei Pini.

venerdì 26 agosto 2011

In Sri Lanka a settembre per vedere la grande migrazione degli elefanti di Melani Manel Perera

di Melani Manel Perera
Lo Sri Lanka offre ai turisti spettacoli di natura selvaggia: qui vivono, protetti, grandi mammiferi come elefanti, leopardi e orsi, che altrove in Asia è difficile osservare. Il fascino delle grandi foreste incontaminate, o in gita in barca per vedere branchi di balene e delfini.

Colombo (AsiaNews) – “A settembre offriremo ai turisti la possibilità di vedere spettacoli della natura selvaggia. E’ anche il mese delle maggiori migrazioni degli elefanti”. Rumy Jaufer, direttore esecutivo dell’Ufficio dello Sri Lanka per la promozione del turismo, spiega come il Paese cerca di incrementare il turismo, grande risorsa per la sua economia. “Da 6 mesi – spiega – proponiamo temi specifici. Settembre sarà dedicato alla natura selvaggia”.

Dirk Grigson, presidente dell’Associazione dei Tour Operator dello Sri Lanka, spiega che l’isola offre spettacoli ormai inusuali, con la sua grande concentrazione di elefanti, leopardi e balene. Da agosto centinaia di elefanti si mettono in viaggio, dall'asciutta riserva a Minnerriya verso il centro nord del Paese. E’ stimata essere la maggior migrazione di elefanti dell’intera Asia.

Allo stesso modo, il Parco nazionale Yala ha la maggior concentrazione di leopardi del mondo e non è difficile poterli osservare.
Nel mese di settembre ci saranno conferenze di specialisti naturalisti, come il professor Sarath Kotagama, Gehan De Silva Wijeratne, Srilala Miththapala e Chitral Javatilake.

Gehan De Silva Wijeratne spiega che simili spettacoli sono ormai meno frequenti in Asia ma comuni nello Sri Lanka, come anche in Africa.”Ma lo Sri Lanka si stende per solo 140 miglia ed è coperto da continue foreste protette di vario tipo”. Qui vivono, elefanti, orsi, leopardi, decine di specie di uccelli. Diverse specie di balene e delfini possono essere visti allontanandosi solo pochi chilometri dalla costa.

Durante la lunga guerra civile molte di queste zone erano interdette ai turisti, ma ora sono state riaperte e sono del tutto sicure. Nei primi 7 mesi del 2011 i visitatori nel Paese sono stati 465.324 con un aumento del 36% rispetto al 2010, a luglio sono stati 63.339 (+32%).

mercoledì 27 luglio 2011

INDIA : Da Delhi a Varanasi. India al top (di Massimiliano Salvo)

http://viaggi.repubblica.it/

Massimiliano Salvo


Dalla metropoli meno affascinante all'antichissima città bagnata da Gange. Dal Taj-Mahal a Calcutta, alla ricerca del volto più vero di un Paese-continente bello da stordire

A Delhi si atterra in un'aria calda e dolciastra. Ci sono 13 milioni di persone, il taxi sfreccia verso la città e gli occhi non sanno dove guardare. Città vibrante, incredibile, pazzesca, non bella. Old Delhi è un delirio di essere umani, si cammina tra mendicanti, carri, mucche, mercanti, lebbrosi, ancora mendicanti. Mentre si osserva il turbante di un sikh si è rapiti da bellissime induiste avvolte nei sari, un cane randagio sguscia tra le gambe e il muezzin richiama alla preghiera i musulmani. Lungo i marciapiedi sorgono case di lamiera, ma se si prende la metropolitana sembra di essere in Giappone. E' tutto pulito e nuovo, i biglietti sono elettronici, gli orari lampeggiano su schermi al plasma. Nel centro della megalopoli c'è New Delhi, capitale dell'India con ambasciate, e ministeri. Nella stazione ferroviaria i treni partono senza sosta, e in piena notte ci sono così tanti viaggiatori, taxi e senzatetto che sembra l'ora di punta.

A 200 chilometri il simbolo dell'India, il Taj Mahal. Mausoleo costruito da un sovrano per l'amata, sembra di panna montata. "Una lacrima sul volto dell'eternità", ha scritto il poeta indiano Tagore. Poco distante Fatehpur Sikri, città fantasma fortificata con una porta d'ingresso alta 54 metri, la più grande dell'Asia. Capitale dell'Impero Moghul per 15 anni, fu abbandonata per la mancanza d'acqua di quelle terre, troppo torride e asciutte per vivere.

Il Rajastan è arido e colorato, ma nelle città più turistiche c'è il rischio di vedere le peggiori tracce del turismo di massa. Bundi è meravigliosa, Kipling vi si trasferì per dedicarsi alla scrittura. Le scimmie si rincorrono tra i vicoli e le case celesti dei bramhini, i viaggiatori sorridono sornioni mentre bevono frappè alla marijuana. Su una rupe si staglia un palazzo del 1300, i guardiani affittano ai visitatori bastoni per difendersi dalle scimmie che lo popolano. Una giornata di viaggio e si arriva al Ranthambore Park. Un safari nella giungla tra rocce e cespugli costa meno di dieci euro, ma per avvistare tigri selvatiche serve molta fortuna.

Gli autobus che attraversano il Madhya Pradesh sono simili ai nostri, se li usassimo ancora per cinquant'anni. Catorci di lamiera affollati anche sul tetto, con assi di legno a tappare i buchi sul pavimento. Per ore si vedono solo campi di cotone, strade sterrate, bufali, donne che camminano scalze sulla terra bruna con le brocche d'acqua sulla testa. Nei villaggi sperduti con la pompa d'acqua nella piazza centrale si può riposare con una sigaretta di foglie di mango in mano, e assaporare il silenzio e il profumo dei petali nei templi. E finalmente una stazione ferroviaria in cui ogni tanto passano treni colmi di persone del liogo, capre e galline.

Con un infinito viaggio si arriva a Calcutta, 15 milioni di persone. Antica capitale dell'India, evoca immagini di povertà e sofferenza a quasi tutti gli occidentali, ma è una città magnifica. Le strade sono disseminate di edifici coloniali fatiscenti, frastornate e intasate da una folla impazzita, l'odore del curry si mischia al fumo dei camion. Miseria e opulenza convivono. Gli indiani ricchi raggiungono i negozi Sony e Levi's su riksciò trainati da indiani a piedi nudi, la città è un caleidoscopio di famiglie che vivono sui marciapiedi e ristoranti di lusso, teatri, mercati dei fiori e di banane.

Con una notte in treno si è a Varanasi (Benares), una delle più antiche città al mondo. E' la città sacra degli induisti, l'unico luogo della Terra dove gli dei liberano l'anima dal samsara, l'eterno circolo di morte e rinascita. In pochi attimi sui ghat, le scalinate di pietra che scendono nel Gange, si capisce perché il sogno di un miliardo di persone sia morire accanto a questo fiume. Alcuni viaggiatori vedono solo la città fetida, povera, flagellata da temperature che sfiorano i 50 gradi, topi e spazzatura, il Gange che sembra una fogna, gli innumerevoli mendicanti.

Ma Varanasi è la meraviglia dell'India, è surreale come una leggenda, è la storia che si fa presente. E' il Gange, enorme e silenzioso con le sue barche a remi, è la vita induista che prosegue immutata per milioni di persone, con i rituali di vita e di morte che si svolgono sotto gli occhi di tutti. Varanasi è la spiritualità di un popolo immenso che si sfila le vesti tra la nebbia sottile e si immerge con riverenza e magia nelle acque, e affida al fiume ghirlande di fiori di loto rosa, lampade a olio e candele che illuminano il fiume al crepuscolo. Senza interruzione, sui "burning ghat", si cremano i cadaveri. I cortei funebri attraversano i vicoli della città sino alla sponda del fiume e si fermano sotto i palazzi anneriti dai fuochi perenni, dove le nuvole di fumo non hanno mai il tempo di svanire. I corpi sono adagiati con rispetto sulle pire, cosparsi di fiori e incendiati, secondo un rito identico da decine di secoli.

giovedì 17 febbraio 2011

Bali, tutto il comfort della natura selvaggia ( di Alessandra De Carolis )

Bali, tutto il comfort della natura selvaggia

di Alessandra De Carolis


Il tempio induista di Uluwatu, uno dei più importanti di Bali

Caldi pomeriggi a fare surf tra le onde. Grigliate di pesce e crostacei nei chioschi sulle spiagge. E poi corsi di yoga, escursioni tra le risaie, resort nella giungla e ville a picco sul mare. Alla scoperta della perla d'Oriente. Dove il sole brilla tutto l'anno


L'Oceano Indiano si guarda da 14 metri d'altezza con un cocktail di rum e tamarindo preparato sotto la supervisione di Laval Lim-Ho, il barman di Liza Minnelli e Clint Eastwood. Colonna sonora, le onde. Poi, dalle 22, dj-set on-the-rocks dalla terrazza del Rock Bar dell'Ayana Resort and Spa, il ritrovo più alla moda di Bali.

Ai piedi della scogliera, la mezzaluna di sabbia bianca della baia di Jimbaran è una delle zone più amene. Il mare e gli arenili dorati che corrono per chilometri tra palme e banani fanno gola agli amanti dell'ozio da spiaggia. E questa isola indonesiana a sud di Giava, con una temperatura di 30° C tutto l'anno, non li delude mai, nemmeno in inverno quando, dopo acquazzoni tropicali simili a cascate, il sole torna più caldo di prima.

ALLA RICERCA DELL'ONDA PERFETTA
Il battesimo del mare si fa a Kuta Beach, a nord di Jimbaran, dove, negli anni 60, surfer e globetrotter squattrinati si davano appuntamento per cavalcare onde perfette e rifugiarsi in alloggi da un dollaro a notte. Fu l'inizio di un mito. E anche oggi, con i prezzi certo cambiati, l'atmosfera è ancora quella un po' spartana e hippie di una volta, e il litorale di Kuta e Legian resta sempre uno dei più belli.
Per girare l'isola, Seminyak (la cui spiaggia è la continuazione di quella di Kuta) è la base ideale. È l'enclave degli occidentali che hanno scelto di trasferirsi a Bali, godendosi il lusso di una vita a basso costo e alto rendimento. La fatica di quasi 20 ore di volo si dimentica entrando in una delle undici ville del Bali Asri, nascoste in un parco esotico a due passi dal mare. Il bagno è all'aperto, con la vasca tra gli alberi di frangipane, e la cucina è sotto un tetto di paglia e giunchi. In mezzo, la piscina e i ruscelli con fiori di loto e carpe. Discreti e cordiali, il cuoco e il giardiniere fanno parte della formula: preparano la colazione all'ora concordata e non fanno mai mancare le offerte quotidiane alle divinità.

UNA GRIGLIATA SULLA SPIAGGIA O IN GIRO PER NEGOZI CON LA PERSONAL SHOPPER
Ci vuole un attimo ad abituarsi ai ritmi balinesi: un tuffo, una passeggiata lungo la riva e uno spuntino nei warung, i chioschi sulla spiaggia che servono pesce alla griglia appena pescato. Nei tanti ristoranti di Seminyak si va per assaggiare le specialità locali, come il bubur injin, un budino di riso nero con sciroppo di zucchero di palma e cocco grattugiato, e il babi kecap, stufato di maiale in salsa di soia accompagnato dal riso fritto. Per lo shopping, si segue l'istinto nel dedalo di vicoli con i negozi pieni di cianfrusaglie orientaleggianti accanto a gallerie d'arte patinate e botteghe d'artigianato tradizionale. Oppure si telefona a Marilyn. La giornalista del Bali Advertiser organizza la Retail Therapy, uno shopping-tour su misura.

NELLA FORESTA DEGLI SPIRITI, TRA YOGA E MASSAGGI
Ubud è invece conosciuta come la città degli artisti, e si trova nel centro dell'isola. Il mare è lontano, ma le terrazze di risaie di Yeh Gangga e Jutilah e le foreste dell'entroterra non lo fanno rimpiangere. Nella valle di Tjampuhan, chi cerca se stesso va alla "casa vivente" dell'Uma Ubud. Il resort della catena COMO dove si curano l'anima e il corpo con ritiri di meditazione e yoga, massaggi ayurvedici e vapori alle erbe. La natura circostante è la manifestazione tangibile del divino. Del resto, la spiritualità a Bali, unica isola induista in un Paese a maggioranza musulmana, è affare quotidiano. I santuari e gli altari votivi sono ovunque, nelle case, tra gli alberi, sulle macchine, nelle risaie. I templi sono migliaia, ma il più famoso è il Tanah Lot, a nord di Seminyak. Sembra la prua di una nave arenata sul bagnasciuga. Arrampicato su un promontorio roccioso, il Pura Luhur Uluwatu si trova nella penisola di Bukit. È dedicato agli spiriti del mare.

venerdì 3 dicembre 2010

Thailandia : L'isola che non c'e'. (di AtaruMoroboshi79) 3°puntata

L'ISOLA CHE NON C'E'
il bel racconto di AtaruMoroboshi79
mi sembra doveroso presentarvi quindi anche la famiglia!
Famiglie allargate.
Sole accecante.
Profumo di natura.
Silenzio rotto solo dai grilli.

La famiglia e' un capitolo importante nel grande libro della mia vita, mi sembrava ingiusto non parlarne, almeno in generale. Condivido con la mia famiglia gioie e dolori, cibo, feste, partite de Milan, storiche ubriacate in terrazza, insomma la famiglia e' tutto. E quindi scrivo.

Non avete idea di quante anime possano vivere in una palafitta monolocale a pochi metri dal mare, e in quanti possano godere delle sue ombre, dei suo spazi. Bhe' ci siamo io e la mia futura mogliettina ovvero papa' e mamma e occupiamo a pieno titolo tutto il suolo. Sparsi per la casa ci sono i nostri figli gechi, al momento sono 7 ma viste le loro continue effusioni d'amore pensiamo che presto potremo assistere alla nascita di un nuovo gechino. Sono simpatici ed emettono dei suoni molto tropicali soprattutto mentre strombazzano in bagno. In cucina vive in pianta stabile un bel ragnetto giallo, e questo ci garantisce la liberta' da parecchie zanzare, anche perche' la sua ragnatela e' veramente enorme. Non e' molto partecipe alla vita della casa ma comunque possiamo esse felici della sua presenza. Diciamo che e' un ragno che non rompe le palle, in linea con l'isola.

In cortile invece tutta un'altra musica. Il cortile e' sempre in festa.
In sequenza 3 galli, 7 polletti grassocci, 8 galline di cui una mamma con 7 adorabili pulcini. Sono uno spasso, divertenti e simpatiche le galline, i galli autoritari e di gran classe e i polli... bhe' i polli sembrano una comitiva ubriaca di filippini. Da notare che si spostano quasi sempre a gruppi separati tranne i galli che importunano spesso le galline. L'unico momento in cui li puoi trovare tutti allegramente insieme e' al mattino verso le 11, quando la palafitta fornisce a loro ombra proprio sotto il letto di mamma e papa'. Spesso pero' preferiscono salire e starci piu' vicino (calore della famiglia e voglia di tenerezza) tant'e' che si appolaiano proprio sulle nostre scarpe.. e sempre piu' spesso ci lasciano persino qualche uovo. Direi che sono anche molto generosi i nostri figliocci.

Ma la vera superstar e' l'iguana. Generalmente sta attaccata alla palma che si vede dalla finestra dietro il letto ma spesso passeggia per il cortile e la si puo' incontrare per scambiarci quattro chiacchere alla fontana nei pomeriggi piu' caldi. E' di poche parole ma sempre molto saggia. Non va molto d'accordo col popolo delle galline per via delle uova ma non abbiamo mai notato particolari litigate se nn qualche battibecco. E con delle galline pettegole ce lo si puo' aspettetare.

Direi che non manca nessuno, l'appello e' stato fatto, le presentazioni anche. Penso di aver onorato la famiglia con questo racconto e comunque se verrete e se troverete mai la strada per l'isola che non c'e' potrete poi anche chiaccherarci di persona. Non siamo genitori gelosi e non rompiamo le palle, siamo in linea con l'isola.

Per oggi e' tutto, un saluto dalla famiglia dell'isola che non c'e'.
Il vostro pompiere.

giovedì 2 dicembre 2010

Thailandia : L'isola che non c'e'. (di AtaruMoroboshi79) 2°puntata

L'ISOLA CHE NON C'E'
il bel racconto di AtaruMoroboshi79
La grande domanda.

Oggi piove.

Mi e' capitato ormai troppe volte per non parlarne.
Accade sempre quando conosco gente nuova, seduti intorno al fuoco. Tutti vogliono sapere chi sono. Ma quando scoprono chi sono sembrano tutti contrariati. Alla persone non piace la mia vita? Sono tutti pronti a giudicare, perche' la mia scelta non e' "normale". Ma cos'e' normale?

La notte arriva sempre veloce sull'isola che non c'e', e spesso ci si trova a consumarla in riva al mare, con un fuoco acceso, qualche spiedino, una chitarra, e la splendida luce delle stelle. Ma spesso questo non e' sufficiente per condividere un momento di spensieratezza, le persone vogliono conoscersi, confrontarsi e paragonarsi. E qui nascono i miei problemi. Si, perche' se fosse per me starei in silenzio e mi godrei il momento, non me ne frega proprio un cazzo di sapere chi sei e cosa ti ha portato qui, piuttosto mi interessa vedere che godi dei miei stessi piaceri. Ma per loro non basta. E partono le domande...

Ma quanto ti fermi qui?...."vivo qui..."
Perche'?...."Come perche'? ...perche' ci vieni in vacanza?"
E che lavoro fai? ..."Niente, adesso penso solo a me stesso"
Ma come non fai niente??!? Non senti il bisogno di fare qualcosa per la societa'?
In Italia che facevi? Come puoi vivere senza lavorare? Dobbiamo fare tutti qualcosa...

Perche'? Perche' ti da cosi' fastidio che io sia riuscito a trovare la porta per uscire da quell'ingranaggio tremendo che mi stava risucchiando e consumando. Perche' devo fare qualcosa per gli altri.. per la societa'. Ma chi cazzo e' questa societa'? E soprattutto perche' devo regalargli la mia vita? Perche' devo lavorare 12 ore al giorno per quattro monete? Perche' devo alzarmi tutte le mattine allo stesso orario e trovare tempo per me solo quando mi viene concesso? Sai una cosa, adesso sono io che ti concedo il mio tempo, non elemosino piu' ore libere. Da oggi ogni secondo e' mio e solo di chi se lo merita, questa e' la verita'. Ma tu non lo puoi capire. Ma come puoi pensare che io possa vivere sugli umori di altri? Su i tempi dettati da gente che neanche conosco?

Ma io una soluzione ce l'ho.

Per evitare questo trauma nelle persone, ho la risposta. Quando mi chiederanno chi sono, rispondero' io sono Alessio, il pompiere. Solo mia madre sa' il perche'.. e se sarai furbo capirai, altrimenti mi darai dell'eroe. Proprio cosi, da oggi, sull'Isola che non c'e' vive Alessio il pompiere. Perche' e' proprio da qui che la mia vita riparte, dal mio primo sogno, dal mio primo desiderio.

Il pompiere.
In diretta dall'Isola che non c'e'.

giovedì 14 ottobre 2010

Reportage di VALE : Ho Chi MIn City (Saigon) 3

Se avete del pelo sullo stomaco andate a visitare il Museo dei Residuati Bellici, che documenta le atrocità della guerra con gli americani. Nel cortile sono esposti aerei e mezzi corazzati, mentre all'interno vi sono brutali reperti (soprattutto fotografici) che illustrano i danni compiuti dall'utilizzo del napalm sulla popolazione civile.







Nel Distretto 11 c'è la bellissima Pagoda di Giac Vien. E' stata fondata nel 1800 circa da Hai Tinh Giac Vien, ed è attualmente la dimora di una decina di monaci.

















lunedì 27 settembre 2010

Cuba Tour di mrgranu 1°parte

racconto fotografico del mio viaggio a Cuba nel 2007, attraversando questa splendida isola,con la sua meravigliosa gente, da Ovest verso Est.