Visualizzazione post con etichetta I vostri viaggi : India. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta I vostri viaggi : India. Mostra tutti i post

martedì 6 dicembre 2011

India, lungo il fiume dei Beatles di Aldo Pavan

Haridwar, la cerimonia del Ganga Arti sulle rive del Gange (foto Dinodia Photos / Alamy)

Nasce tra i ghiacci del Bhagirath, nel cuore dell'Himalaya. Si snoda attraverso piccole cittadine come Gangotri, e metropoli come Varanasi e Allahabad. E le sue acque sono sinonimo di liberazione dal karma negativo. Viaggio sul Gange, corso d'acqua sacro dell'India. Tra pellegrini e asceti vestiti di rosso, fino alla città dove, nel 1968, arrivò il quartetto di Liverpool. Alla ricerca di ispirazione


Il Gange è l'anima dell'India e le sue sorgenti sono sacre, come lo sono alcune città che si trovano lungo il suo corso: Varanasi, Haridwar e Allahabad. Le sue acque sono sinonimo di liberazione e immergersi nel fiume significa liberarsi dal karma negativo. E questo vale soprattutto alla fonte, nelle acque purissime che sgorgano dal ghiacciaio che a quota 3892 scende solenne tra le pendici del gruppo montuoso del Bhagirath nel cuore dell'Himalaya.
Salire fino qui è una bella impresa. Ci sono 23 chilometri da fare tutti a piedi tra scoscese pareti sovrastate da cime perennemente innevate. La vetta più alta è lo Shiva Lingam, 7540 metri, sperone di ghiaccio che sfida il cielo. Eppure, incuranti del freddo e della fatica (l'altitudine fa ansimare e soffrire), migliaia di pellegrini arrivano fino a qui, fino alla "bocca della mucca", o Gaumukh, la cavità dalla quale escono con irruenza le prime acque del fiume sacro. E qui, nell'acqua glaciale, ci si bagna, si fanno le abluzioni e si prega.
Molti riempiono di acqua dei recipienti per portare a parenti e amici il liquido benedetto. Vi sono
sadhu, uomini dediti alla preghiera, vestiti di rosso. Portantini che a spalle si caricano le persone malate. Muli stracarichi che alleviano la fatica quando la strada si fa molto ripida. Il sentiero inizia dalla cittadina di Gangotri, a 3048 metri di altitudine, l'ultimo posto in cui si possa trovare un letto (appena decente) e un ristorante (altrettanto appena decente). Gangotri si raggiunge seguendo una tortuosa strada che si incunea tra strette valli, alcune delle quali sono diventate tristemente note per le devastanti frane che tutto inghiottono seppellendo interi villaggi.

La porta d'ingresso sono due città:
Haridwar e Rishikesh. Quest'ultima è divenuta famosa da quando, nel 1968, arrivarono i Beatles per far visita a uno dei tanti ashram in cui si pratica la meditazione. Il pellegrinaggio verso le sorgenti del Gange inizia con le preghiere e le abluzioni in queste due città che distano tra loro una trentina di chilometri. Da qui inizia il grande viaggio, verso il paradiso, verso l'acqua più pura e benedetta del grande fiume, fino alla sorgente della sacralità.

mercoledì 2 novembre 2011

India : Goa, yoga e relax in riva al mare di Emanuela Grigliè

Una spiaggia di Goa bordata dai palmeti (foto Blaine Harrington III / Alamy)

Meditare sulle spiagge bagnate dall'oceano o fare esercizi insieme con il proprio maestro. Soggiornare in resort di lusso o in essenziali capanne in riva al mare, per rivivere l'atmosfera hippie. Ecco la Goa del benessere: tra massaggi, spa, lezioni di tai-chi e piatti di cucina ayurvedica


Era la meta hippie per eccellenza. Ma ormai la musica psichedelica ha ceduto al silenzio. Oggi Goa, lo Stato più piccolo dell'India, resta un paradiso per gli amanti delle lunghe spiagge di sabbia bianca. E lancia un nuovo tipo di turismo: quello degli appassionati di yoga, che qui possono trovare corsi eccellenti in scenari da cartolina. Specie se sono pronti alla classica sveglia all'alba, per il saluto al sole.

TRA RESORT DE LUXE E CAPANNE SULLA SPIAGGIA
Qui a nord, dove si trova anche la spiaggia più celebre dello Stato, Calangute (a 16 km dalla capitale Panaji), sorgono le località più attrezzate, con resort lussuosi, discoteche e ristoranti indiani di pesce dove provare l'ottima aragosta locale. È a sud però che lo Stato custodisce mete meno toccate dai visitatori (che però stanno arrivando anche qui a flussi sempre più consistenti, soprattutto dalla Russia).
In regioni come Palolem, è ancora possibile affittare per pochi dollari una capanna sulla spiaggia. Una vera capanna per amanti dell'essenzialità. È un po' in tutto lo Stato però che moltissimi centri e scuole di yoga organizzano corsi direttamente in riva al mare. Si va dalle lezioni per principianti ai percorsi avanzati per professionisti, fino agli esercizi specifici per bambini. Lo stile è di solito spartano, quindi all'inizio è d'obbligo una scelta: si può fare la full immersion nei centri all'insegna della semplicità e della condivisione. Oppure si può soggiornare in relax in strutture de luxe in zona Goa Velha (come il Taj Hotel Vivanta o il Park Hyatt), magari in stile ayurveda, e assaggiare lo spirito yoga duro e puro con esperienze nei centri specializzati, concentrate in un giorno o in un pomeriggio.

FARE YOGA TRA PALME E ALBERI DI MANGO

Non si può non partire comunque dal prestigioso Himalayan Iyengar Yoga Centre nella sede di Arambol. Fondato da Sharat Arora, studente del leggendario maestro BKS Iyengar, propone corsi di tutti i tipi: quello base di cinque giorni serve a far conoscere lo yoga ai neofiti, sia come filosofia che come pratica. Il centro, costruito in materiali naturali, dai colori rilassanti, e immerso tra palme e profumati alberi di mango, offre la possibilità di pernottamento con una sistemazione piuttosto spartana, con docce e bagni in comune.
Per allievi motivati (corso 5 giorni 50 euro).

Clicca qui per sfogliare e acquistare la rivista in versione digitale


Leggi tutte le idee per il tuo viaggio in India


È organizzato invece con casette e bungalow per gli ospiti il
Purple Valley Yoga. Nei vialetti del suo giardino lussureggiante incontrerete spesso anche qualche scimmia (in India dovrete abituarvi presto a certi incontri ravvicinati). Il centro si trova vicino alla bella spiaggia di Anjuna, e oltre ai corsi di Ashtanga yoga offre anche massaggi, tai chi e meditazione. O anche solo la possibilità di rilassarsi su un'amaca. La sistemazione non è da cinque stelle, ma è molto comoda. E i prezzi dei corsi settimanali variano moltissimo e vanno (compreso l'alloggio) dai 700 euro in su.

ALLA SCOPERTA DELLA MEDICINA AYURVEDICA

Piccolo, a conduzione familiare, il Satsanga Retreat offre vacanze yoga per i meno esperti ma anche stage per professionisti con insegnanti da tutto il mondo. Il centro ha 15 stanze, semplici ma pulite e con bagno. In più c'è la piscina. Qui si può seguire il corso di cucina ayurvedica
In più, il Satsanga Retreat ha il sarto a disposizione degli ospiti. A 10 minuti da qui, infatti, c'è il mercato di Anjuna, il piccolo suk hippie di Goa che spunta al tramonto. Così, dopo aver fatto incetta di tessuti sgargianti sui banchi, basta spiegare al sarto il modello che si desidera e in pochi giorni avrete il vostro abito locale su misura ( workshop da 12 euro).
della chef Mani Shivadas, o imparare con lei i segreti delle erbe curative. Oppure si possono gustare le sue creazioni "bio".
A sud, sulla bellissima spiaggia di Patnem si incontra il Lotus Yoga retreat: resort ecofriendly direttamente sulla spiaggia. Con la vista sull'oceano, nella sala delle lezioni, e frequenti passaggi di delfini lungo la riva. Anche qui le lezioni di yoga sono aperte a tutti, principianti ed esperti (dai 40 ai 79 euro al giorno, compreso un pasto e le lezioni di yoga).

mercoledì 27 luglio 2011

INDIA : Da Delhi a Varanasi. India al top (di Massimiliano Salvo)

http://viaggi.repubblica.it/

Massimiliano Salvo


Dalla metropoli meno affascinante all'antichissima città bagnata da Gange. Dal Taj-Mahal a Calcutta, alla ricerca del volto più vero di un Paese-continente bello da stordire

A Delhi si atterra in un'aria calda e dolciastra. Ci sono 13 milioni di persone, il taxi sfreccia verso la città e gli occhi non sanno dove guardare. Città vibrante, incredibile, pazzesca, non bella. Old Delhi è un delirio di essere umani, si cammina tra mendicanti, carri, mucche, mercanti, lebbrosi, ancora mendicanti. Mentre si osserva il turbante di un sikh si è rapiti da bellissime induiste avvolte nei sari, un cane randagio sguscia tra le gambe e il muezzin richiama alla preghiera i musulmani. Lungo i marciapiedi sorgono case di lamiera, ma se si prende la metropolitana sembra di essere in Giappone. E' tutto pulito e nuovo, i biglietti sono elettronici, gli orari lampeggiano su schermi al plasma. Nel centro della megalopoli c'è New Delhi, capitale dell'India con ambasciate, e ministeri. Nella stazione ferroviaria i treni partono senza sosta, e in piena notte ci sono così tanti viaggiatori, taxi e senzatetto che sembra l'ora di punta.

A 200 chilometri il simbolo dell'India, il Taj Mahal. Mausoleo costruito da un sovrano per l'amata, sembra di panna montata. "Una lacrima sul volto dell'eternità", ha scritto il poeta indiano Tagore. Poco distante Fatehpur Sikri, città fantasma fortificata con una porta d'ingresso alta 54 metri, la più grande dell'Asia. Capitale dell'Impero Moghul per 15 anni, fu abbandonata per la mancanza d'acqua di quelle terre, troppo torride e asciutte per vivere.

Il Rajastan è arido e colorato, ma nelle città più turistiche c'è il rischio di vedere le peggiori tracce del turismo di massa. Bundi è meravigliosa, Kipling vi si trasferì per dedicarsi alla scrittura. Le scimmie si rincorrono tra i vicoli e le case celesti dei bramhini, i viaggiatori sorridono sornioni mentre bevono frappè alla marijuana. Su una rupe si staglia un palazzo del 1300, i guardiani affittano ai visitatori bastoni per difendersi dalle scimmie che lo popolano. Una giornata di viaggio e si arriva al Ranthambore Park. Un safari nella giungla tra rocce e cespugli costa meno di dieci euro, ma per avvistare tigri selvatiche serve molta fortuna.

Gli autobus che attraversano il Madhya Pradesh sono simili ai nostri, se li usassimo ancora per cinquant'anni. Catorci di lamiera affollati anche sul tetto, con assi di legno a tappare i buchi sul pavimento. Per ore si vedono solo campi di cotone, strade sterrate, bufali, donne che camminano scalze sulla terra bruna con le brocche d'acqua sulla testa. Nei villaggi sperduti con la pompa d'acqua nella piazza centrale si può riposare con una sigaretta di foglie di mango in mano, e assaporare il silenzio e il profumo dei petali nei templi. E finalmente una stazione ferroviaria in cui ogni tanto passano treni colmi di persone del liogo, capre e galline.

Con un infinito viaggio si arriva a Calcutta, 15 milioni di persone. Antica capitale dell'India, evoca immagini di povertà e sofferenza a quasi tutti gli occidentali, ma è una città magnifica. Le strade sono disseminate di edifici coloniali fatiscenti, frastornate e intasate da una folla impazzita, l'odore del curry si mischia al fumo dei camion. Miseria e opulenza convivono. Gli indiani ricchi raggiungono i negozi Sony e Levi's su riksciò trainati da indiani a piedi nudi, la città è un caleidoscopio di famiglie che vivono sui marciapiedi e ristoranti di lusso, teatri, mercati dei fiori e di banane.

Con una notte in treno si è a Varanasi (Benares), una delle più antiche città al mondo. E' la città sacra degli induisti, l'unico luogo della Terra dove gli dei liberano l'anima dal samsara, l'eterno circolo di morte e rinascita. In pochi attimi sui ghat, le scalinate di pietra che scendono nel Gange, si capisce perché il sogno di un miliardo di persone sia morire accanto a questo fiume. Alcuni viaggiatori vedono solo la città fetida, povera, flagellata da temperature che sfiorano i 50 gradi, topi e spazzatura, il Gange che sembra una fogna, gli innumerevoli mendicanti.

Ma Varanasi è la meraviglia dell'India, è surreale come una leggenda, è la storia che si fa presente. E' il Gange, enorme e silenzioso con le sue barche a remi, è la vita induista che prosegue immutata per milioni di persone, con i rituali di vita e di morte che si svolgono sotto gli occhi di tutti. Varanasi è la spiritualità di un popolo immenso che si sfila le vesti tra la nebbia sottile e si immerge con riverenza e magia nelle acque, e affida al fiume ghirlande di fiori di loto rosa, lampade a olio e candele che illuminano il fiume al crepuscolo. Senza interruzione, sui "burning ghat", si cremano i cadaveri. I cortei funebri attraversano i vicoli della città sino alla sponda del fiume e si fermano sotto i palazzi anneriti dai fuochi perenni, dove le nuvole di fumo non hanno mai il tempo di svanire. I corpi sono adagiati con rispetto sulle pire, cosparsi di fiori e incendiati, secondo un rito identico da decine di secoli.

domenica 5 giugno 2011

Sri Lanka, quelle spiagge sospese nel tempo di Ilaria Simeone

Una spiaggia vicino a Galle (foto Yadid Levy / Alamy)
Fonte : http://www.viaggi24.ilsole24ore.com/Grandi-Viaggi


Il mare più bello dello Sri Lanka se ne sta tra Beruwela e Mirissa, sulla strada che si srotola lungo la costa sudoccidentale, dall'ex capitale Colombo fino alla punta meridionale dell'isola. Un susseguirsi di spiagge dorate orlate dalle palme, di mezzelune candide dove per chilometri non si vedono né turisti né ombrelloni. E di cittadine sonnolente dove la vita segue ritmi antichi. Come Beruwela stessa con la sua moschea, la più antica dello Sri Lanka, aggrappata alla penisola che domina l'abitato. E con il mercato del pesce che affolla i moli ogni mattina.



Poco più a sud, a Bentota, qualche lussuoso resort, costruito a imitazione degli antichi forti olandesi, sbuca tra la vegetazione e il mare, mentre a Induruwa la costa è il regno di lunghe spiagge deserte e selvagge. Almeno finché non si arriva a Galle, vecchio centro coloniale circondato da fortificazioni e protetto dall'Unesco, ricco di fascino e di piccoli raffinati boutique hotel ricavati dai palazzi che erano un tempo le dimore dei mercanti.

Meno sofisticati, ma altrettanto autentici, i paesini più a sud come Weligama, dove nelle acque basse della baia si trovano ancora i pescatori al lavoro abbracciati a lunghe pertiche conficcate sui fondali. Proprio di fronte al villaggio, c'è la piccola Taprobane, un isolotto privato dove, agli inizi del Novecento, un conte francese costruì l'elegante villa divenuta oggi un esclusivo albergo (e proibitivo, la notte parte da 1200 euro), frequentato da artisti e celebrità .

Più a sud invece, Mirissa è un piccolo villaggio fuori del tempo, con le case costruite lungo la spiaggia, una mezzaluna bagnata da acque cristalline. La storia – antichissima – dell'isola però va scoperta un po' discosta dal mare, verso il cuore dell'isola e nella grande pianura a nord di Colombo. Tra le rovine di Anuradhapura, capitale dell'isola nel V secolo a.C., che conserva imponenti stupa candidi e monasteri, negli antichi palazzi e nei giardini di Polonnaruwa, dove si possono ammirare quattro gigantesche statue del Buddha scolpite in un unico blocco di granito.

O ancora tra i sensuali affreschi appena sbiaditi dal tempo di Sigiriya, una roccia trasformata in inespugnabile fortezza verso nord. Più a sud, su un lago artificiale circondato dalle colline, si trova Kandy, una delle più affascinanti città storiche dello Sri Lanka. Qui ci sono le università più antiche, i centri monastici più importanti dell'isola e, in uno dei suoi templi, protetta da preziosi scrigni, una delle reliquie più famose del buddismo: il Dente di Buddha.

lunedì 11 aprile 2011

L’India è l’India



Allora sei stato in India. Ti sei divertito?

No.

Ti sei annoiato?

Neppure.

Che ti è accaduto in India?

Ho fatto un’esperienza.

Quale esperienza?

L’esperienza dell’India.

E in che cosa consiste l’esperienza dell’India?

Consiste nel fare l’esperienza di ciò che è l’India.

E che cos’è l’India?

Come faccio a dirtelo? L’India è l’India

(Alberto Moravia, “Un’Idea dell’India”)

lunedì 7 marzo 2011

Kerala, l'Ayurveda abita qui ( Paola Coppola e Irene Maria Scalise)





Itinerario attraverso il "Paese di Dio", lo stato del Sud-ovest della penisola dove natura e mare hanno una bellezza esplosiva. E la vita ha i ritmi della meditazione
Clicca sulla foto per ingrandire Profumo di spezie e meditazione. Passeggiate sulla spiaggia e conoscenza di sé. Yoga e templi hindu. Una meta per scoprire i principi della "scienza della vita": è l´India ayurvedica, il luogo dove trattamenti di una settimana fanno guadagnare dieci anni. Una vacanza per rigenerarsi che, secondo il parere degli esperti, dovrebbe essere fatta almeno due volte nella vita. Un´esperienza più efficace di una beauty farm dove cercare il benessere attraverso il ripristino dell´equilibrio perduto, secondo quei principi documentati per la prima volta nei testi sacri dei popoli ariani, i Veda, oltre duemila anni prima di Cristo. Culla della sapienza ayurvedica è il Kerala. Questo Stato dell´India sud-occidentale, conosciuto come "Paese di Dio" per l´abbondanza delle risorse naturali immerse in una vegetazione lussureggiante, permette di vivere con i migliori maestri indiani la meditazione, lo yoga e il mondo ayurvedico. Ce n´è per tutti i gusti e per tutte le tasche: i più commerciali resort sulla spiaggia, gli spirituali ashram, le navigazioni tra le backwaters, in un paesaggio tropicale con un ritmo di vita tranquillo, gioioso e pieno di magia.

L´Ayurveda, che significa conoscenza o scienza della vita è nata in questa terra. Il termine ha origine dall´unione delle due parole sanscrite ayu (vita) e veda (conoscenza). Secondo i saggi indiani l´universo ha un suo ordine e la malattia, come lo stress, nascono dall´allontanamento da quest´ordine. Dalla perdita dell´equilibrio nei tre umori (dosha) di cui è composto ogni essere umano (aria, fuoco, e acqua/terra). I trattamenti ayurvedici mirano a risistemare le cose. Il più impegnativo, noto come panchakarma (o purificazione del corpo), utilizza cinque tipi di terapie per liberare il corpo dalle tossine. Prima di cominciare una terapia di panchakarma il corpo è preparato per giorni con una dieta speciale, oli e massaggi. Però attenzione: ci vogliono tre settimane e non è una vacanza in una spa. Il tutto deve essere eseguito sotto il controllo di un medico ayurvedico. Tra i più famosi centri c´è il Dr Franklin´s Panchakarma Institute a Kovalam, l´Eden Garden a Varkala o il Janakanthi Panchakarma Centre a Kollam (0091-474-2763014).

Per chi è in cerca di un programma più soft, e soprattutto non ha tanti giorni, l´ideale è fermarsi in un resort in riva al mare come il Kannur Ayurvedic Centre nel Wayanad, il Jeevan Ayurvedic Beach Resort (www.jeevanresort.net) con balconi a picco sulle onde o il Somatheeram (www.somatheeram.it), pluripremiato con la palma del primo resort ayurvedico al mondo. Il Somatheeram si trova a Chowara Beach ed è immerso in oltre quindici acri di verde e, nel giardino botanico, fioriscono oltre seicento varietà di erbe che forniscono gli ingredienti per molti medicinali ayurvedici. Direttamente sulla spiaggia c´è il Manaltheeram Ayurveda Beach Village, che si affaccia su chilometri di sabbia dove passeggiare e ammirare lo spettacolo dei pescatori che di primo mattino recuperano dal mare le reti di pesci. Entrambi i resort hanno una clinica interna: all´arrivo i medici eseguono un check-up completo e prescrivono trattamenti ad hoc per un periodo che può andare da un minimo di una settimana sino a ventuno giorni. O

gni mattina, prima dei massaggi della durata di due ore, c´è una visita di aggiornamento e un´eventuale correzione della terapia. I massaggi a base di oli aromatici ed erbe vengono praticati su un asse di legno. Tra questi l´Abhayanga, un massaggio sincronizzato a quattro mani a base di erbe officinali che depura il corpo, e il Sirodhara, praticato con un olio medicato tiepido che viene fatto colare lentamente sulla fronte per sciogliere le tensioni, ideale per chi soffre di insonnia o emicrania.
Per gli appassionati di yoga è una festa: lezioni per tutti i livelli, dall´alba al tramonto. Per chi cerca un´esperienza più spirituale la soluzione ideale è l´Ashram.

C´è il Sivanda Yoga Vedanta Dhanwantari Ashram, famoso nel mondo per i corsi di yoga. I corsi cominciano il primo e il 16 di ogni mese e durano due settimane, si mangia benissimo e si possono fare massaggi ayurvedici a cifre decisamente convenienti. I trattamenti ma soprattutto la ricerca di una pace interiore spingono regolarmente milioni di turisti a raggiungere la Mata Amritanandamayi Mission. La guru, una delle poche donne dell´India, è famosa in tutto il mondo per i suoi messaggi d´amore e per le iniziative filantropiche. Mata Amritanandamayi in una sola notte abbraccia moltissime persone ma, anche se non si ha la fortuna d´incontrarla personalmente, l´ashram è un posto magico dove fare trattamenti ayurvedici, sedute di yoga e meditazione.

Il periodo consigliato per gli occidentali, caldo di giorno e fresco di sera con un clima secco e asciutto, va da novembre a marzo ma gli antichi testi raccontano che i trattamenti hanno la massima efficacia durante i monsoni, che arrivano in Kerala a giugno. L´effetto può essere meno piacevole, ma il caldo soffocante di quei mesi permette di ottenere i migliori benefici dai massaggi.

domenica 6 marzo 2011

INDIA : Goa, yoga e relax in riva al mare di Emanuela Grigliè

La spiaggia di Cola, a Goa (foto Clemente do Rosario/Alamy)

Meditare sulle spiagge bagnate dall'oceano o fare esercizi insieme con il proprio maestro. Soggiornare in resort di lusso o in essenziali capanne in riva al mare, per rivivere l'atmosfera hippie. Ecco la Goa del benessere: tra massaggi, spa, lezioni di tai-chi e piatti di cucina ayurvedica

Era la meta hippie per eccellenza. Ma ormai la musica psichedelica ha ceduto al silenzio. Oggi Goa, lo Stato più piccolo dell'India, resta un paradiso per gli amanti delle lunghe spiagge di sabbia bianca. E lancia un nuovo tipo di turismo: quello degli appassionati di yoga, che qui possono trovare corsi eccellenti in scenari da cartolina. Specie se sono pronti alla classica sveglia all'alba, per il saluto al sole.

TRA RESORT DE LUXE E CAPANNE SULLA SPIAGGIA
Qui a nord, dove si trova anche la spiaggia più celebre dello Stato, Calangute (a 16 km dalla capitale Panaji), sorgono le località più attrezzate, con resort lussuosi, discoteche e ristoranti indiani di pesce dove provare l'ottima aragosta locale. È a sud però che lo Stato custodisce mete meno toccate dai visitatori (che però stanno arrivando anche qui a flussi sempre più consistenti, soprattutto dalla Russia).

In regioni come Palolem, è ancora possibile affittare per pochi dollari una capanna sulla spiaggia. Una vera capanna per amanti dell'essenzialità. È un po' in tutto lo Stato però che moltissimi centri e scuole di yoga organizzano corsi direttamente in riva al mare. Si va dalle lezioni per principianti ai percorsi avanzati per professionisti, fino agli esercizi specifici per bambini. Lo stile è di solito spartano, quindi all'inizio è d'obbligo una scelta: si può fare la full immersion nei centri all'insegna della semplicità e della condivisione. Oppure si può soggiornare in relax in strutture de luxe in zona Goa Velha (come il Taj Hotel Vivanta o il Park Hyatt), magari in stile ayurveda, e assaggiare lo spirito yoga duro e puro con esperienze nei centri specializzati, concentrate in un giorno o in un pomeriggio.

FARE YOGA TRA PALME E ALBERI DI MANGO
Non si può non partire comunque dal prestigioso Himalayan Iyengar Yoga Centre che da novembre va in trasferta dalla sede storica nell'estremo nord dell'India ad Arambol. Fondato da Sharat Arora, studente del leggendario maestro BKS Iyengar, propone corsi di tutti i tipi: quello base di cinque giorni serve a far conoscere lo yoga ai neofiti, sia come filosofia che come pratica. Il centro, costruito in materiali naturali, dai colori rilassanti, e immerso tra palme e profumati alberi di mango, offre la possibilità di pernottamento con una sistemazione piuttosto spartana, con docce e bagni in comune.
Per allievi motivati (corso 5 giorni 50 euro).

È organizzato invece con casette e bungalow per gli ospiti il Purple Valley Yoga. Nei vialetti del suo giardino lussureggiante incontrerete spesso anche qualche scimmia (in India dovrete abituarvi presto a certi incontri ravvicinati). Il centro si trova vicino alla bella spiaggia di Anjuna, e oltre ai corsi di Ashtanga yoga offre anche massaggi, tai chi e meditazione. O anche solo la possibilità di rilassarsi su un'amaca. La sistemazione non è da cinque stelle, ma è molto comoda. E i prezzi dei corsi settimanali variano moltissimo e vanno (compreso l'alloggio) dai 700 euro in su.

ALLA SCOPERTA DELLA MEDICINA AYURVEDICA
Piccolo, a conduzione familiare, il Satsanga Retreat offre vacanze yoga per i meno esperti ma anche stage per professionisti con insegnanti da tutto il mondo. Il centro ha 15 stanze, semplici ma pulite e con bagno. In più c'è la piscina. Qui si può seguire il corso di cucina ayurvedica della chef Mani Shivadas, o imparare con lei i segreti delle erbe curative. Oppure si possono gustare le sue creazioni "bio".
In più, il Satsanga Retreat ha il sarto a disposizione degli ospiti. A 10 minuti da qui, infatti, c'è il mercato di Anjuna, il piccolo suk hippie di Goa che spunta al tramonto. Così, dopo aver fatto incetta di tessuti sgargianti sui banchi, basta spiegare al sarto il modello che si desidera e in pochi giorni avrete il vostro abito locale su misura ( workshop da 12 euro).

A sud, sulla bellissima spiaggia di Patnem si incontra il Lotus Yoga retreat: resort ecofriendly direttamente sulla spiaggia. Con la vista sull'oceano, nella sala delle lezioni, e frequenti passaggi di delfini lungo la riva. Anche qui le lezioni di yoga sono aperte a tutti, principianti ed esperti (dai 40 ai 79 euro al giorno, compreso un pasto e le lezioni di yoga).

lunedì 7 febbraio 2011

“Un’Idea dell’India”


Allora sei stato in India. Ti sei divertito?
No.
Ti sei annoiato?
Neppure.
Che ti è accaduto in India?
Ho fatto un’esperienza.
Quale esperienza?
L’esperienza dell’India.
E in che cosa consiste l’esperienza dell’India?
Consiste nel fare l’esperienza di ciò che è l’India.
E che cos’è l’India?
Come faccio a dirtelo? L’India è l’India.

Alberto Moravia, “Un’Idea dell’India”

domenica 30 gennaio 2011

INDIA : Indimenticabile Rajasthan (diario di viaggio di: Alessandra Cappuccilli)



diario di viaggio di:
Alessandra Cappuccilli
Un luogo in cui, a distanza d'anni, è bello tornare, per scoprirne a fondo le caratteristiche e per apprezzarne ogni aspetto.

Siamo partiti con un'altra coppia di amici ed i loro figli il 23 dicembre 2009 per un viaggio in Rajasthan. C'ero già stata per il mio viaggio di nozze 20 anni fa ma a maggio il caldo era talmente opprimente ( 48° con l'80% di umidità ) che non avevo apprezzato molto delle città dove ero stata, per cui dopo vari altri viaggi tra i quali l'India del Sud 3 anni fa, sono riuscita a convincere mio marito e gli amici fedeli compagni di quasi tutti i nostri viaggi , a ritornarci per un giro più lungo ed accurato. A marzo ho cominciato a gironzolare su internet, cercando agenzie locali e contatti vari, anche perchè non amo i viaggi intruppati con bandierina e poi l'organizzare un viaggio fa parte del piacere del viaggio stesso e grazie anche ai forum di Turisti per Caso ed altri siti di viaggi, ho trovato 2 o 3 agenzie alle quali mi sono rivolta per un preventivo. L'agenzia di India Karni è stata quella che mi ha risposto più velocemente; abbiamo aggiustato un pò l'itinerario, il prezzo era molto conveniente e così abbiamo concluso con loro. A luglio abbiamo comprato i voli ad un ottimo prezzo ( 450 euro a testa andata e ritorno Verona - Parigi - Delhi ) e l'avventura è iniziata. Siamo stati a Delhi, Jaipur , Bikaner, Jodhpur, Jaisalmer, Puschkar, Jodhpur, Ranakpur, Udaipur, Fathepur Sikri e Agra. Non voglio però parlare della meraviglia e dell'imponenza dei forti rajput, della magnificenza delle residenze dei maharajà, del fascino notturno della città fortificata di Jaisalmer, la città più bella del mondo, della suggestione dei templi jainisti di marmo bianco e di quelli induisti cesellati in mille immagini e colori. E' inutile anche descrivere il fascino struggente e romantico del Taj Mahal che ti lascia ogni volta senza fiato e quasi con le lacrime agli occhi. Preferisco ricordare i colori dei sari delle signore indiane che riescono ad essere regali ed aggraziate anche mentre puliscono una discarica, degli odori , mai sgradevoli, di cui l'India è impregnata , che sono di volta in volta incenso, curry, gelsomino, odore di sabbia, di umanità, di spezie, di fiori, di cibo. E ancora i colori, il rosso dei forti, il bianco dei marmi , l'oro e le pietre preziose delle sale regali,il dorato delle grate dalle quali centinaia di favorite sbirciavano la vita, le ceste di frutta esposte al mercato, i tessuti, le stoffe , gli arazzi dispiegati davanti a noi con orgoglio e noncuranza , nei quali ci siamo perse io e la mia amica comprando anche più del necessario per la meraviglia di quegli oggetti che non si potevano trascurare. E il sorriso costante delle persone, gentili, cordiali ,pazienti mentre cercano un sari di un verde " particolare " per me o un copriletto blu ma di un blu " particolare " per la mia amica e le giovani commesse che si affollano intorno a noi cercando, vanamente, di spiegarci come si indossa un sari. E i rumori o meglio i suoni dell'India, i clacson dei risciò, carichi di donne e bambini, delle motorette con l'intera famiglia appollaiata sopra, dei conducenti di elefanti e cammelli che dirigono il loro animale, i canti e la musica assordante ma coinvolgente dei riti induisti. Un viaggio a ritroso nel tempo dove basta chiudere gli occhi per immaginare una sanguinosa battaglia conclusa con il sacrificio di tutte le donne della corte reale immolatesi per onore in un'immensa pira e le cui impronte rosse decorano ancora le pareti del forte di Jaisalmer o per immaginare le notti dorate nei palazzi ( dove spesso abbiamo soggiornato ) con le favorite che ballano nude nelle fontane, o nei templi dove basta lasciarsi andare per un attimo e ritrovarsi a dondolare al suono dei sitar e dei tamburi. Dove spesso ci si ritrova a tu per tu con una vacca che ti viene incontro lentamente conscia della sua sacralità ed alla quale cedi il passo senza nemmeno accorgertene perchè ti sembra quasi normale. Non sarei mai andata a dormire, se pur stremata dalla stanchezza, perchè l'India non dorme mai e di notte assume contorni magici come non mai, E' un India dove la miseria è di casa, dove gli occhi dei bambini a piedi nudi e pieni di polvere ti straziano il cuore e cerchi di dar loro tutto quello che hai addosso, dove nulla è garantito, nè la vecchiaia nè la maternità, dove spesso ti ritrovi a pensare, a riflettere e a chiederti tante cose. Io consiglio di andarci almeno una volta nella vita, per tutto quello di stupendo, di vivo, di duro che c'è da assaporare.

venerdì 17 dicembre 2010

INDIA : Pasqualino in Rajasthan ( di Alefarang)

Ancora uno splendido viaggio nel nemico livornese e baby pensionato Alefarang: questa volta ci porta in una regione dell'India





Durata del Viaggio
2 settimane
Numero dei partecipanti
Io e Pasqualino
Tour Op. o Org. autonoma
AZ fai da me
Compagnia aerea
Turkish
Periodo del Viaggio
Dic 07
Consigliato per famiglie
Si
Arriviamo a Delhi di passaggio, sarà soltanto la partenza e l'arrivo di questa breve gita culturale nel Rajasthan effettuata via strada in Jeep più un breve volo interno. Guidare in India non è impossibile ma solo per gli indyani, i sorpassi avvengono indifferentemente sia da sinistra che da destra, io e Pasqualino decidiamo di affidarci a un rilassante tour muniti di guida apprendista.
La prima tappa di questo classico itinerario è Mandawa attraverso la zona dello Shekawati, non è la prima volta che vengo in India ciò nonostante l' impatto è sempre molto forte, stravolgente è la fiera dei sapori e colori, guardare e odorare è questa l'essenza di primo impatto quando un occidentale visita l'India, bisogna in un certo senso essere mentalmente preparati altrimenti si rischia di esserne sopraffatti, gli odori da sopportare anche per un forte stomaco molte volte sono nauseabondi, un numero imprecisato di persone apparentemente senza meta si muovono in su e giù con i loro animali all'interno delle città in un turbinio di colori, cacche di vacca e incantatori di serpenti, nei bazaar si trova di tutto, improbabili tintorie, tessitori, venditori di spezie, di tappeti, di chincaglierie e gioiellerie, gli artigiani lavorano a cielo aperto ogni qualsivoglia di materiale, definire tutto quello che appare ai nostri occhi un bordello o un casino non rende l'idea all'ignaro viaggiatore.

E' l'India..pensare che è solo il Rajasthan!
Una terra di antichi fasti e ricchezze, bellissime residenze d'epoca, le Haveli, termine che sta a indicare un edificio privato residenziale, antichi palazzi costrutiti da ricchi commercianti o da piccoli marajà locali, si distinguono soprattutto per le loro balconate chiuse da grate che permettevano alle dame di osservare il movimento sulla strada al riparo degli sguardi indiscreti dei passanti, o più propriamente per ottenere un effetto di climatizzazione interna sfruttando le correnti d'aria.
Storiche fortezze e hotel super stellati ma anche povertà, sorrisi, dignità e spiritualità, tutto questo fa dell'India un paese unico che può cambiarti la vita e talvolta il modo di affrontarla.

Il Rajasthan è uno stato del nord-ovest dell'Unione Indiana, tra i più aridi e allo stesso tempo tra i più belli da visitare, specialmente nella stagione che va da febbraio ad aprile quando in India è primavera, ma pure dicembre e gennaio sono partenze valide, non è freddo, e considerando che non è una meta marina, il tour può essere affrontatto con l'aspettativa di condizioni climatiche discrete, direi che costituisce un'ottima alternativa rispetto ad altre mete Dicembrine.

La cucina indiana è fatta principalmente di pollo, riso e innumerevoli spezie, trogoli dai più svariati sapori e colori. Ho scelto di mangiare quasi sempre nei ristoranti locali degustatando tutte le varietà di tandoori, il pollo colorato con il chili rosso e altre spezie, tikka, mugalai mayalai, biryani, masala, etc, e riso, pulao, maragnao, alla menta, al cavolfiore etc. spesso con il cumino, io avrei preferito un cirindello d'olio toscano extravergine di oliva, di Lucca magari, con un rinforzo di grana, e poi curry, chutney e ancora curry, quello all'anguilla di Comacchio sarebbe una specialità da non perdere.

La birra Kingfisher è leggera ma buona e si trova ovunque, a proposito non sono ancora riuscito a trovare un posto dove la birra non sia buona.
La cucina indyana dal terzo giorno in poi diventa una questione di sopravvivenza, ma naturalmente poi dipende sempre dai palati più o meno pelosi, c'è persino chi l'adora, preferisco un semplice aglio olio e peperoncino, magari una bella grattugiata di bottarga o non so.. per cambiare una sfogliata di tartufo oppure... lasciamo perdere, sono soltanto pochi giorni in India e non sono qui per fare l'inviato speciale del gambero giallo.
Uscire da Delhi al solito non è semplice, il traffico è caotico, procediamo lentamente fra uno strombazzamento continuo di clacson, dopo più di un'ora per percorrere pochi km riusciamo finalmente ad uscire dalla grande città.
Percorriamo strade polverose, sono incollato al finestrino, caos, vacche, carri, carretti, cammelli, gente che vaga in sù e in giù, oltrepassiamo villaggi dove la costante sono piccole botteghe una dietro all'altra, la vita si svolge sui lati della strade dove viene esposta ogni tipo di mercanzia, ganzissimo mi divertirei un monte se non fosse per l'estrema povertà che mi circonda.

Dopo circa sette ore di viaggio approdiamo a Mandawa, la sosta è prevista al Mandawa Haveli un vecchio palazzo adesso adibito a b&b siamo in realtà in una vera bellissima casa indiana dove il tempo si è fermato.
http://hotelmandawa.free.fr/
Mandawa è una picccola cittadina nel cuore dello Shekawati da qui passava la vecchia via della seta, oggi è famosa per le sue Haveli.
La sosta è dedicata alla visita di palazzi dei vecchi mercanti e alla fortezza che domina la città.
La prossima tappa sarà Bikaner passando da Fatehpur.
A Fatehpur visitiamo ancora alcune bellissime Haveli in un clima misto di opulenza e assoluta povertà. Siamo a Bikaner una cittadina che sorge ai margini nel deserto del Thar.

Evito la visita al Rat temple perchè i topi mi fanno schifo, scusate piccole bestioline ma non capisco come al mondo possano esistere umanoidi che venerano i topi, magari tope e topoline..
ne conosco tanti..si ho capito fa parte della cultura locale, ma per me è meglio non fare questa assurda escursione, voi invece se vi garba o se vi pizzica la cute fatevi una passeggiata a piedi scalzi nel tempio.
Nel pomeriggio visita al Forte di Junagarh che è annoverato tra le fortezze più belle al mondo, è situato nel centro della città, conta di ben trentasette bastioni ed è bello soprattutto al suo interno. Le stanze sono tutte curatissime, adornate con mobili, costumi e gioielli dei vari Maharaja.
Prossima tappa il Lalgarh Palace, palazzo costruito dal Maharaja Ganga Singh, oggi però questo splendido palazzotto rosso, formato da balconi e cupole è stato adibito a hotel extralusso,così come tante altre antiche dimore del Rajasthan.

Oggi è l'addio a Bikaner, attraversando la quasi totalità del deserto del Thar ai confini con il Pakistan arriviamo a Jaisalmer che ha rappresentato probabilmente una delle mete più affascinanti dell'intero viaggio, c'è il tempo per una sosta per al Lago Gadi Sagar, nel tardo pomeriggio arriviamo alla nostra destinazione.
Jaisalmer è una spettacolare fortezza che appare improvvisamente dal deserto, è una cittadina medioevale racchiusa tra mura imponenti di arenaria gialla per questo è chiamata anche The Golden City, caratterizzata da strette viuzze ed imponenti Haveli scolpite e decorate.

Come immaginavo Jaisalmer è bellissima, non resta che iniziare le esplorazioni della città iniziando dal Nathmal Ji Ki Haveli, nel centro le case e i templi sono arroccati gli uni su gli altri, semplicemente girare tra le viuzze è un divertimento ma la convivenza con gli animali, capre, capretti, maialini, maialaio e cacche dappertutto mette a dura prova i miei sensi.
Cedo volentieri alle pressioni dell' amico indyano per pranzare in un ristorantino probabilmente
"convenzionato" niente di particolare ma con una vista spettacolare sullla fortezza.
Visitiamo il Forte con il supporto dell' apprendista guida che con il suo Italo-Inglese sconclusionato ha tentato di illustrarne la magnificenza, il Forte è una città a parte dove il tempo si è fermato, in sè non è che sia più bello di altri, quello che colpisce è il ritmo della vita che si svolge al suo interno. Usciamo attraverso un'inestricabile labirinto di bancarelle non prima di aver acquistato alcuni oggetti, adesso non ci resta che un' inevitabile gita nel deserto.
I villaggi nel deserto ricalcano lo stile sahariano, piccole casette tende e cammelli, siamo a Khur, un piccolo villaggio a circa quaranta km da Jaisalmer, noi sostiamo qui, un'esperienza carina da non perdere
http://www.jaisalmerdesertcamp.com/
Chi vuole può effettuare una passeggiata a dorso di cammello fino a raggiungere le dune, un'esperienza da ass molto hard che preferisco evitare, il paesaggio è bello, lo spettacolo del mare di sabbia mi rammenta altre gite, rientriamo al campo tendato per la cena a base di risotto ai funghi porcini, magari.. è che stasera avrei voglia di qualcosa di diverso, non so magari un risottino allo zafferano, magari con salsiccia o con l'ossobuco, slurp!
Prossima meta Manvar nel deserto del Thar una tappa intermedia sulla via per Jodhpur.
http://www.manvar.com/overview.htm
Siamo nel deserto, l'attrattiva sono le safari escursioni a bordo di vari mezzi, ne approfitto per effettuarla con un comoda jeep.

Partenza per Jodhpur, la città blu alle porte del deserto del Thar nota anche come Sun City, spesso anche indicata come Blue City per via degli edifici dipinti con colori blueastri.
Jodhpur è come un'isola di arenaria rossa immersa in un mare di sabbia, la città è fortificata da alte mura che si estendono per km, conserva per molti versi tradizione e fascino antico, cacche di vacca e il solito market degli odori e sapori, soggiorniamo in una delle tante bellissime soluzioni Heritage.
http://ajitbhawan.com/html/index.html
Il Forte Mehrangarh è abbarbicato su di una collinetta, una tortuosa strada porta al forte distante dalla città qualche km, si tratta di una piccola cittadella fortificata delimitata da mura dove si trovano templi e il palazzo del Maharaja .

All'entrata si possono ancora vedere i segni delle palle di cannone inflitti dall'armata di Jaipur.
Ci sono in tutto sette porte, comprendente quella di Jayapol che significa "vittoria" contro l'armate di Jaipur e Bikaner. Le impronte dei palmi della mano sulla porta attraggono ancora i devoti e sono rivestite da una pasta vermiglia e una sottile lamina d'argento. All'interno troviamo un attrezzatissimo museo con sfarzose stanze decorate, coloratissimi costumi e pitture .

Le più significative sono la Phool Mahal ovvero la sala delle danze e la Jhanki Mahal il salone da dove le donne reali osservavano le parate militari. Il paesaggio desertico e il forte visti contro i raggi del sole al tramonto offrono uno spettacolo molto bello, foto rituali su di una scintillante città blù.

Siamo diretti a Luni, soltanto a 35 km da Jodhpur, sostiamo in questo affascinante villaggio che riflette il passato regale del Rajasthan. Luni vive all'ombra di Fort Chawa, molti artigiani sono ancora intenti svolgere i loro mestieri, dalla scultura in metallo, argilla o legno in forme intricate.
Anche qui la principale attrazione è la fortezza, un pezzo di eleganza e proporzione dell'architettura indiana del secolo scorso.
E' interamente scavata nella pietra di arenaria rossa, le pitture tradizionali a parete sono la prova della maestria degli artigiani delle epoche passate, fu costruita da un antenato di Pasqualino Maharajà, adesso è stata trasformata in un enorme mega hotel superstar, continuiamo verso Deogarh, la sosta è d'obbligo per la visita del complesso dei Templi Jainisti di Ranakpur.

Un capolavoro d'intarsio nel marmo bianco, il Chaumukha Temple ovvero il Tempio delle quattro facce è un grande santuario di marmo riccamente decorato e in ottimo stato di conservazione, è formato da 29 sale, sorrette da 1444 colonne tutte diverse tra loro.
Proseguimento per Deogarh.
Soggiornare al Deogarh Mahal è come fare un bagno in un glorioso passato, la struttura risalente al 17°secolo si trova sulla sommità di una collina da dove si può godere di una vista impressionante sulle catene montuose Aravalli, una parte del palazzo è ancora occupato dalla famiglia proprietaria che fa parte della gestione.

Si caratterizza per la presenza di cupole che sono state da sempre la firma architettonica delle residenze reali, il Sheesh Mahal e la sala degli specchi colorati sono belle, dopo tanta cultura non resta che far l'indyano Maharaja. Se per una volta in India con un pò di immaginazione volete sentirvi come Pasqualino sostate qui, è un must imperdibile.
http://www.deogarhmahal.com/

Visita al Tempio Vishnu Costruito oltre 1500 anni fa, il Tempio di Vishnu a Deogarh è uno dei più antichi templi indù ancora oggi in piedi, come molti di essi del periodo è dedicato a una divinità unica, Vishnu è il Dio supremo nell'induismo. Quando si prepara un qualsiasi viaggio nell'itinerario da percorrere si ha in mente sempre una meta in particolare da raggiungere, un qualcosa che più di altro solletica l'immaginario, spesso succede di rimanerne delusi, tanti pensierini per poi metterci in un attimo un bel rigo nero sopra, non è questo il caso di Udaipur che intrigava e tuttora per molte ragioni sconvolge i miei pensieri viandanti.

Udaipur la città bianca è considerata la più romantica dell'India, per la sua bellezza e per le sua attrazioni quali ad esempio il Lake Palace, il City Palace e lo Saheliyon ki Bari o Giardino delle Dame che è il parco più bello di Udaipur. Si tratta di un lussureggiante giardino sistemato sulle rive del Fateh Sagar, ospita numerosi padiglioni un tempo destinati alle damigelle d'onore della regina. La città è sistemata sulle sponde del lago Pichola, medio piccola, incasinata e bellissima, spesso chiamata la Venezia dell'India o meglio il Kashmir del Rajasthan con riferimento a Srinagar, non lo trovo un paragone appropriato, anzi diciamo la verità, non c'entra nulla con Srinagar tanto meno con Venezia, almeno così appare a mie occhi.

A ragione Udaipur sta diventando uno dei punti più caldi dell'indyvacanza, anche Pasqualino su questo è daccordo.

Anche la città bianca però non si sottrae alla regola del Rajasthan, opulenza e fasti del passato, super hotel, bellissimi palazzi, fortezze e haveli, il tutto mischiato ad un clima di perenne contraddizione che non riesce a scrollarsi di dosso.
Le sistemazioni sono da facilmente accessibili da :
http://www.grandluxuryhotels.com/hot...FYlH4wodhCF_Gw
Noi ci limitiamo ad una gita ed a fotografarlo da lontano.
Ci accontentiamo invece di una bella Haveli con una vista spettacolare sul Lake Pichola.
http://jaiwanahaveli.com/

Iniziamo le escursioni da un punto panoramico da dove ammiriamo e fotografiamo il lussuosissimo Taj Lake Palace Hotel al centro del lago Pichola, dopodichè passiamo a Sajjangarh Fort, un palazzo sulla cima di una collina da dove possiamo godere di una panoramica sulla città sottostante, Il palazzo fu realizzato nel 1884 per fungere da residenza estiva del sovrano Sajjan Singh, oggi è ancora rammentato dai locali più che altro per via del film di J. Bond che vi è stato girato, Octopussy, Operazione Piovra.
Però tutte queste fortezze, m'hanno belle fatto uggia

Adesso rientriamo nella città dell'aurora per visitare il City Palace.
Visto dall'esterno il complesso da l'impressione di un unico palazzo, in realtà è costituito da quattro grandi edifici più molti altri di dimensioni più ridotte collegati tra loro da una serie innumerevole di corridoi, saloni, scale, cortili, giardini, così da costituire un labirinto sormontato da torri cupole, cosicchè da formare il più grande insieme di palazzi del Rajasthan.

Lo immortaleremo al tramonto quando assume dei colori giallastri riflessi nel lago.
Il suo interno è un trionfo di fastosità, la Cristal Gallery supera ogni immaginazione, tavoli, sedie e un letto di cristallo, alla fine stufo di così tanta bellezza siedo al bar sorseggiando una specie di limonata.

Da non perdere il Moti Mahal, Il Palazzo delle perle è famoso per le sue decorazioni in specchi variopinti così da apparire come un vero caleidoscopio.

Nella città vecchia da visitare è il Tempio di Jagadasha, un fantastico esempio induista.

La giornata continua a spasso per Udaipur fra Haveli e i soliti odori indyani assaporati nel market, un'esperienza sensoriale fantastica oramai non più di tanto impressionante, per terminarla sul terrazzino della" nostra" Haveli con vista stupenda sul lago Pichola.

A Udaipur abbiamo salutato Pasqualino che in sella all'elefante con in testa un gran turbante se ne va, rimarrei volentieri un'altro giorno o due ma purtroppo siamo in gita organizzata, abbiamo un volo prepagato per Jaipur, la capitale del Rajasthan.

Dopo la colazione raggiungiamo con un breve volo per Jaipur, siamo in avvicinamento a Delhi.

E' la capitale per così dire del moderno stato del Rajasthan, è conosciuta come la città rosa per via dei suoi edifici costruiti con stucchi rosati, bella città piena di suggestione, soprattutto osservandola in prospettiva da differenti distanze appare quasi immacolata, sospesa, in un'era passata, forti e monumenti, palazzi rosati e templi maestosi, questa è una visione di Jaipur.

Entriamo nella città, caos e contrasti, odori nauseanti, rumori assordanti, un brulicare di genti, di vacche e di cacche, questa è l'altra visione di Jaipur, bene, siamo ancora nella pittoresca India.
Visite rituali a l' Hawa Mahal o il palazzo dei venti ed al City Palace o Palazzo del Maharaja e al forte Amber.

l'Hawa Mahal è una sorta di edificio alveare di 5 piani costruito a piramide con una serie di finestre a nido d'ape tutte in arenaria rosa, è il simbolo di Jaipur, molti credono che l'Hawa Mahal fu costruito proprio così affinchè le reginelle dell'epoca potessero far coccolino dalle finestrelle senza essere viste.
il City Palace si estende su un'area vasta, è composto da una serie di edifici diviso fra cortili e giardini che si aprono si chiudono e si aprono, costituisce una delle attrazioni turistiche più famose a Jaipur, però diciamo pure che alla fine di questa gita culturale non ci ha impressionato più di tanto, altrettanto dicasi per il Forte Amber, bello, imponente ma.. uffa che noia.

Terminiamo con un'escursione al Jaipur Bazar, immersi e persi in una calca indiana indescrivibile. Partenza per Delhi con successivo rientro in Italia, stavolta mi affido soltanto a un dolce spedito rientro sognando crostini di polendina fritta cosparsi di funghi porcini dell'Abetone, pappardelle sulla lepre e una sana bistecca alla fiorentina, alta 4 dita cotta al sangue sulla brace. Il vino? un'Ornellaia scaraffato 40 minuti prima.. non reperibile? allora please.. portatemi un'Amarone

domenica 21 novembre 2010

India, il pellegrinaggio dei Sikh

Pellegrinaggio dei Sikh al tempio d'oro . La cerimonia si tiene in occasione dell'anniversario della nascita del primo Sikh, Sri Guru Nanak Dev Ji, il fondatore del movimento

Un 'Nihang' con le mani giunte davanti al Tempio d'Oro
ll Tempio d'Oro e' il piu' sacro dei santuari Sikh
Il Tempio d'Oro si trova ad Amritsar, nello stato del Punjab, in India
I sikh vi si recano almeno una volta nella vita per pregare e offrire le proprie suppliche
Un sikh si bagna nelle acque davanti al tempio
Il Tempio d'Oro e' anche un'attrazione turistica
Migliaia i Sikh che ogni anno si recano al Tempio
Cerimonia notturna