giovedì 3 aprile 2014

A che punto sono le ricerche dell’aereo scomparso della Malaysia airline ?


I nodi ancora oscuri sul volo MH370

Dopo tre settimane pochi passi avanti: i resti in mare non erano del Boeing. Conflitti fra intelligence, annunci e smentite: la scomparsa del velivolo
resta un mistero. E adesso è corsa contro il tempo per trovare le scatole nere
 

A che punto sono le ricerche del volo MH370? Sono trascorse oltre tre settimane, e del Boeing 777 della Malaysian Airlines (partito da Kuala Lumpur l’8 marzo alle 00.40 ora locale con 239 persone a bordo e sparito dai radar poco prima di entrare nello spazio aereo del Vietnam) non c’è traccia. 

GLI OGGETTI GALLEGGIANTI  
Il 20 marzo il primo ministro australiano Tony Abbott ha annunciato che «due grandi oggetti galleggianti sono stati individuati nell’Oceano Indiano, a circa 2 mila chilometri da Perth». Le ricerche si sono concentrate in quella zona e il 24 marzo il premier malese Najib Razar confermava che «il Boeing 777 è precipitato nell’Oceano Indiano». Poco dopo, un sms inviato dalla Malaysian Airlines ai famigliari dei 239 passeggeri comunicava che «con profondo dolore dobbiamo ritenere, oltre ogni ragionevole dubbio, che il volo MH370 sia stato perduto e che non vi siano superstiti. Dobbiamo accettare tutte le prove, le quali suggeriscono che l’aereo sia precipitato nell’Oceano Indiano meridionale». Dopo l’Australia anche Francia, Thailandia, Giappone e Gran Bretagna hanno annunciato di aver individuato tracce del velivolo in quell’area. Insomma, tutti d’accordo: l’aereo è lì, il mistero sembrava in parte risolto. E invece no. Pare che nessuno degli oggetti galleggianti avvistati in mare sia riconducibile al 777 scomparso.  

L’ULTIMO MESSAGGIO  
Ieri, nel corso della consueta conferenza stampa a Kuala Lumpur, il ministro della Difesa malese, Hishammuddin Hussein, ha anche fornito una nuova versione delle ultime parole provenienti dalla cabina di pilotaggio prima della scomparsa dai radar del Boeing. Il messaggio sarebbe stato «Buonanotte, Malaysian 370», e non il più stringato «Tutto bene, buona notte», come era stato riferito precedentemente. Il ministro ha quindi aggiunto che sono ancora in corso le indagini per stabilire se a pronunciare la frase sia stato il pilota o il co-pilota. Possibile che ancora non si riesca a capire di chi fosse la voce? 

LA SCATOLA NERA  
Dall’Australia, intanto, è salpata la nave «Ocean Shield» che ha con sé il localizzatore sottomarino «Towed Pinger Locator»: si tratta di un’apparecchiatura ad alta tecnologia di ultima generazione, capace di captare i segnali trasmessi a intervalli regolari dalle scatole nere di un aereo, vale a dire dal registratore dei parametri di volo e dal rilevatore dei suoni in cabina di pilotaggio. L’arrivo sul luogo delle ricerche è previsto il 4 aprile, ma per quella data è probabile che le scatole nere non saranno più in grado di emettere segnali (solitamente dopo trenta giorni si spengono, ndr) e quindi sarà quasi impossibile localizzarle.  

CONFLITTO FRA INTELLIGENCE  
Un rapporto di Reuters del 28 marzo scorso dal titolo «Geopolitical games handicap hunt for flight» sottolinea invece come la ricerca del volo MH370 abbia riguardato oltre 24 Paesi con 60 aerei e decine di navi senza nessun coordinamento centrale. Matthias Chang, noto giurista malese e segretario politico dell’ex primo ministro Mahathir Mohamad ha spiegato che «la tecnologia militare altamente classificata era la chiave di tutto. Ma le investigazioni sono rimaste in una specie di limbo a causa della riluttanza dei Paesi coinvolti a condividere dati sensibili». Il solo Paese con le risorse tecniche per trovare l’aereo - o almeno la sua scatola nera - erano gli Stati Uniti. Perché non hanno offerto subito il loro aiuto? Secondo «WantChinaTimes», gli Stati Uniti hanno sfruttato un vantaggio dalla ricerca per l’aereo scomparso, vale a dire testare le capacità dei satelliti cinesi e giudicare la minaccia dei missili cinesi contro le sue porta-aerei.  

IL MISTERO CONTINUA  
Ieri il governo di Kuala Lumpur ha ribadito di non essere disposto ad abbandonare le ricerche finché non sarà chiarito cosa è successo a bordo dell’aereo della sua compagnia di bandiera. Ma un ex pilota australiano, ora in pensione, ha dichiarato che potrebbero essere ancora «lunghe e frustranti» a causa del fatto che l’ultima posizione rilevata del velivolo è molto lontana dalla posizione in cui si ipotizza che si trovi adesso. Insomma, pare che la scomparsa del Boeing 777 resterà un mistero ancora per parecchio tempo.

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