sabato 20 maggio 2017

Il Giorno del Signore : VI DOMENICA DI PASQUA - 2017

21 maggio 2017

La Domenica dell’espansione missionaria. Già la prima lettura ci presenta l’azione missionaria del diacono Filippo. Il vangelo ci anticipa la venuta dello Spirito Santo. Cristo ci ha promesso che non saremo orfani, ma sempre presenti nel suo cuore. La Chiesa è aperta alle periferie del mondo.

«RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE È IN VOI»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
AVVICINANDOSI a Pentecoste le letture introducono nell’attesa dello Spirito. Gesù prepara i discepoli al momento del ritorno al Padre: che ne è del loro cammino, rimangono essi orfani? Il dono dello Spirito attesta la presenza del Signore Gesù nella vita dei discepoli, realizzando l’unità tra Gesù e loro: «In quel giorno saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi». Lo Spirito è dato come “difensore” e “consolatore” in una realtà di chiusura e di autosufficienza (“mondo”) che, perché tale, non può ricevere lo Spirito di verità. Un “mondo” che si annida anche nei discepoli, ponendo obiezioni alla fede. Lo Spirito fa conoscere la verità di Gesù, rende certi del suo amore, della ragionevolezza della sequela (Vangelo).
Pietro chiede ai cristiani di rendere ragione della speranza che li anima, «con dolcezza e rispetto» del cammino altrui e «con retta coscienza», disposti a soffrire operando il bene, piuttosto che facendo il male, come Cristo (II Lettura). Lo Spirito è dato a chi è ‘“immerso” «nel nome del Signore Gesù» dà forza all’annuncio di Cristo, che dona libertà dal male e guarigione del cuore (I Lettura).

Fr. Angelo Borghino, ofmCAP

sabato 13 maggio 2017

Il Giorno del Signore : V DOMENICA DI PASQUA - 2017

14 maggio 2017

Il Vangelo è un messaggio d’amore. Dio ci ama e lo dimostra nell’opera di salvezza compiuta da Cristo, il Figlio prediletto. L’uomo deve corrispondere all’amore di Dio, dandogli tutto il cuore e amando i fratelli amati dal Padre celeste.

«SIGNORE, MOSTRACI IL PADRE E CI BASTA»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
«SIGNORE, mostraci il Padre e ci basta». L’invocazione di Filippo esprime il desiderio più profondo dell’uomo: incontrare il volto di Dio, che ogni uomo ricerca in tanti modi, oltre ogni tentativo di censura, indifferenza o negazione. Dio stesso in Gesù ci è venuto incontro tracciando la strada per incontrarlo, perché la nostra ricerca non andasse a vuoto o restasse parziale, e nel volto umano di Gesù ha mostrato il suo volto di Padre: «Chi ha visto me ha visto il Padre». Gesù è «la via» di salvezza per sperimentare quell’orizzonte di «verità» – la dimora del Padre – in cui si compie «la vita» dell’uomo.
L’apostolo Pietro ricorda che in Gesù, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, siamo stati acquistati come un popolo di pietre vive, non per trattenere il dono ricevuto, ma per «proclamare le opere ammirevoli di lui», testimoniando Gesù, via per il compimento della vita (II Lettura). Nella organizzazione della Chiesa cominciano a delinearsi il ministero della Parola affidato agli apostoli e il servizio delle mense, delegato ad alcuni diaconi, scelti dai Dodici (I Lettura).

Fr. Angelo Borghino, ofmCAP

sabato 6 maggio 2017

Il Giorno del Signore : IV DOMENICA DI PASQUA - 2017

7 maggio 2017

Ogni giorno siamo chiamati a seguire Cristo, tanto più oggi nella “domenica del buon Pastore”, giornata di preghiera per le vocazioni. Occorre seguire Cristo con sapienza e perseveranza, riconoscere la sua voce e lasciarci condurre da lui alla salvezza.

«IO SONO LA PORTA DELLE PECORE», DICE IL SIGNORE

Commento - Disegno: Stefano Pachì
OGNI anno la IV Domenica di Pasqua è dedicata al «pastore bello». Fissando lo sguardo su di lui, comprendiamo chi siamo noi: pecore che sanno ascoltare la sua voce, e fidandosi di essa si lasciano condurre fuori dai recinti delle proprie paure, delusioni, egoismi, verso i pascoli della vita. Il pastore chiama e noi ascoltiamo. Quando ascoltiamo solo noi stessi, o altre voci, rimaniamo nei recinti di morte.
In questa domenica la Chiesa celebra la Giornata delle vocazioni. Siamo invitati a pregare perché il Signore mandi operai nella sua messe, ma anche a riconoscere come la vita di ciascuno è intessuta di questa dinamica vocazionale di chiamata e risposta. Il verbo “chiamare” risuona oggi in modo significativo in tutte le letture. Nella prima, Pietro annuncia che la promessa è per tutti coloro che «chiamerà il Signore Dio nostro» (At 2,39). Sempre Pietro, (II Lettura) dichiara che siamo chiamati a fare il bene, anche quando dobbiamo attraversare una sofferenza, da sopportare con pazienza, seguendo l’esempio di Gesù. Il pastore ci chiama alla vita: seguiamolo con fiducia!


Fr. Luca Fallica, Comunità SS.ma Trinità, Dumenza

sabato 15 aprile 2017

Il Giorno del Signore : DOMENICA DI PASQUA - 2017

16 aprile 2017

Oggi, celebrando la Pasqua del Signore, cantiamo non solo per la gioia della sua risurrezione, ma anche per i molti doni che sono fioriti da questo straordinario evento: il Battesimo, il dono dello Spirito, l’eredità della figliolanza divina.

CRISTO, MIA SPERANZA, È RISORTO, ALLELUIA!

Commento - Disegno: Stefano Pachì
«MIA gioia, Cristo è risorto». Così san Serafino di Sarov, un monaco russo vissuto fra il 1700 e il 1800, era solito salutare quanti incontrava. E in quell’espressione intendeva racchiudere tutta la sua esperienza di solitudine, di sofferenza, di prova, che era stata illuminata da una certezza: Cristo è risorto! In un certo modo il cammino quaresimale ha fatto sperimentare al popolo cristiano le medesime dimensioni, orientandole alla speranza che i momenti di buio nella vita non sono mai definitivi, perché ciò che resta è la luce della risurrezione. È come un momento di nascondimento, perché si riveli la gloria di Cristo e la nostra gloria insieme alla sua (II Lettura).
In questo giorno di Pasqua, anche noi come Maria di Magdala corriamo nel buio delle vicende della vita quotidiana per trovare qualcosa che supera ogni nostra attesa: la pietra del sepolcro, al terzo giorno è rotolata e non c’è più nella tomba un cadavere, perché Cristo è il Vivente! (Vangelo). E, come gli apostoli, potremo attestare che chiunque crede in lui è perdonato e accolto nel suo amore (I Lettura).


Tiberio Cantaboni

sabato 8 aprile 2017

Il Giorno del Signore : DOMENICA DELLE PALME - 2017

9 aprile 2017

COMMEMORAZIONE DELL’INGRESSO DEL SIGNORE IN GERUSALEMME. L’entrata di Gesù nella città santa, Gerusalemme, assume, per esplicita iniziativa del Maestro divino il segno di una pubblica manifestazione della sua regalità messianica di fronte ai discepoli, alle folle e agli avversari. Con le Palme inizia la Settimana santa di passione, morte e risurrezione.

LA FOLLA: DAGLI OSANNA PASSA AL SIA CROCIFISSO

Commento - Disegno: Stefano Pachì
L’INGRESSO di Gesù a Gerusalemme fa entrare anche noi non tanto in Gerusalemme, quanto nella celebrazione degli eventi lì accaduti: la passione e la morte di Gesù. La liturgia ci propone l’ascolto del racconto intero della passione secondo Matteo, così da avere uno sguardo sul mistero della Croce. O meglio, come scrive Paolo (II Lettura), sul mistero di colui che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce».
Isaia ne svela il significato (I Lettura): è la verità di accogliere la Parola di Dio, che consente alla vita di Gesù di diventare parola di salvezza, anche attraversando l’esperienza del rifiuto e della morte. Solo in Matteo al morire di Gesù si aprono i sepolcri e «molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono» (27,52). Nella morte di Gesù, il Figlio obbediente, risorgiamo e riceviamo una vita nuova. Accogliere colui che viene nel nome del Signore, come le folle di Gerusalemme, significa accogliere la vita nuova che egli viene a donarci attraverso l’offerta della propria esistenza.

Fr Luca Fallica, Comunità SS.ma Trinità, Dumenza

domenica 2 aprile 2017

Il Giorno del Signore : V DOMENICA DI QUARESIMA - 2017

2 aprile 2017

DOMENICA DI LAZZARO – Gesù è la vita; egli non vuole che il peccatore muoia, vuole piuttosto che si converta e viva. Il tempo di Quaresima, che ci invita a risorgere dal peccato, viene oggi illuminato dal miracolo di Gesù, che dalla morte richiama alla vita Lazzaro.

GESÙ DISSE A MARTA: «IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
LE tre letture di oggi ci parlano di risurrezione, di vita. La promessa annunciata dal profeta: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe» (I Lettura), è la promessa del Signore che ha la vita e ha la forza di dare vita a chi è ‘morto’. San Paolo, poi, ci dice che siamo sotto il dominio dello Spirito Santo, fonte di vita (II Lettura). Il Vangelo presenta il culmine dell’itinerario quaresimale di fede, in cui Cristo è presentato in tutta la sua forza di salvezza, anticipando nel segno di Lazzaro la vittoria sulla morte. Ciò non riguarda solo una speranza futura. La liberazione dalla morte è realtà che ci riguarda ora.
Siamo invitati ad “obbedire” al grido di Gesù: «Lazzaro, vieni fuori», perché tutti siamo segnati dalla morte. Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti con le nostre scelte di male e di morte. Lui ci chiama ad uscire dal buio in cui ci siamo rinchiusi, accontentandoci di una vita mediocre, e ci invita alla vera libertà. La risurrezione comincia da qui: decidendo di obbedire al comando di Gesù uscendo alla luce, alla vita.


Fr. Angelo Borghino, ofm CAP

sabato 25 marzo 2017

Il Giorno del Signore : IV DOMENICA DI QUARESIMA - 2017

26 marzo 2017

DOMENICA DEL CIECO NATO – Gesù è la luce che illumina il cammino di ogni battezzato. Per questo il Battesimo è chiamato anche “illuminazione” e il Vangelo di questa domenica, con il miracolo della guarigione del cieco nato, ce ne svela il profondo significato.

GESÙ DISSE AL CIECO: «TU CREDI NEL FIGLIO DELL’UOMO?»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
«FRATELLI, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (II Lettura). L’espressione di Paolo dice la trasformazione decisiva per ogni persona che ha incontrato Gesù Cristo; incontro significato nel Vangelo da quanto accaduto al cieco nato, simbolo di ogni uomo illuminato da Cristo. Il cieco acquista la luce quando si lava nella piscina di Siloe, “che significa inviato”: l’uomo diventa luce «nel Signore», l’Inviato. Chi non riconosce Cristo, si rinchiude nella cecità e finisce, come i farisei, per confondere le tenebre della propria cecità con la luce della verità: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato, ma siccome dite: “noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
In Gesù, Verbo incarnato nel quale trova vera luce il mistero dell’uomo (Gaudium et Spes, 22), viene offerta all’uomo la verità ultima sulla sua vita, senza la quale l’esistenza umana rimane enigma insolubile. Ognuno che si metta in seria e onesta ricerca della luce, si trova già sulla via che conduce a Cristo. Con questa luce possiamo anche noi “vedere il cuore” della realtà, oltre l’apparenza (I Lettura).

Fr. Angelo Borghino, ofm CAP